Galleria Borghese
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Paolina Borghese (1805-1808) Paragoni | Antonio Canova

fig.1
fig.2
fig.3
fig.4
La scelta di collocare il corpo della Venere Vincitrice sopra un'agrippina rivela la meditata riflessione su archetipi antichi, specialmente dell'epoca augustea, uno dei periodi dell'arte antica più consoni al neoclassicismo del Primo Impero (si vedano, per un preciso confronto, soprattutto le figure sedute di Augusto come Giove e di Roma nella Gemma Augustea (fig. 1) di Vienna, Kunsthistorisches Museum). Tale soluzione iconografica risultava molto gradita alla cultura francese ed estremamente attuale, da quando (qualche anno prima - 1800), Jacques-Louis David aveva scelto di ritrarre Madame Récamier (fig. 2) semisdraiata su una méridienne, con il busto appoggiato a due cuscini. Il motivo di un corpo femminile nudo (o parzialmente celato da un panneggio), disteso contro cuscini e appoggiato su un fianco, aveva una lunga tradizione figurativa, elaborata, soprattutto nel corso del '500, dalla pittura veneziana. Non a caso, il veneto Canova aveva dipinto, in età giovanile, diverse opere, memori del "pennello giorgionesco", fra cui una Venere col fauno (fig. 3) sicuramente fondamentale per la Paolina, epigona di tutta una serie di Veneri dormienti che, da Giorgione e Tiziano in poi, hanno segnato la storia della pittura cinquecentesca, a partire dalla famosissima Venere (fig. 4) di Dresda.
L'eleganza morbida di una figura femminile, allungata sopra un giaciglio, permetteva di raggiungere effetti di straordinaria "grazia": in tal senso era stata utilizzata, più volte, da Correggio, come nella Danae, senza dubbio uno dei modelli della Paolina.
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