Vite al limite, suicidio dopo il programma: Nowzaradan travolto dalle accuse

A seguito del suicidio di LB Bonner, partecipante del programma “Vite al limite”, la famiglia fa causa ai produttori dello show televisivo.

Nel 2018, durante la lotta contro la depressione, LB Bonner, uno dei partecipanti più amati del programma televisivo americano “Vite al limite” (“My 600-lb Life”), si era suicidato. I suoi familiari hanno deciso di denunciare e intentare una causa contro i produttori di Megalomedia, la casa di produzione dello show, con l’accusa di “grave negligenza”.

Vite al limite, il suicidio di Bonner
Vite al limite: il concorrente si suicida dopo il programma (Instagram @younannowzaradan) – galleriaborghese.it

Nello specifico, la famiglia sostiene che i produttori e il programma non abbiano mai sostenuto Bonner dal punto di vista mentale e psicologico, costringendolo a filmare nei momenti in cui lui non era pronto e preparato. A seguito di questi comportamenti, a detta dei parenti, la depressione dell’ex concorrente ha iniziato a peggiorare portandolo all’estrema decisione del suicidio.  Secondo quanto è stato appurato durante l’istituzione della causa, era in notevole difficoltà già da diversi mesi prima della sua morte.

Fin dall’inizio della sesta stagione, Bonner aveva più volte contattato uno degli assistenti alla produzione del programma, mandando alcuni messaggi telefonici, come per esempio: “Sono un disastro in questo momento” e “Ho avuto un esaurimento nervoso”. Tuttavia, invece di avere una risposta che comprendesse il suo stato psicologico, l’assistente avrebbe risposto al partecipante di fingere finché non ce l’avrebbe più fatta.

Inoltre, una delle accuse principali portate avanti dalla famiglia nella causa, sarebbe rivolta alla casa di produzione, che non avrebbe pagato e sostenuto tutte le spese associate all’intervento chirurgico previsto per la perdita del peso, nonostante fosse stato promesso e assicurato al ragazzo. Diversamente, Megalomedia avrebbe fatto pressioni allo stesso Bonner, il quale avrebbe dovuto procedere con il pagamento delle prestazioni, rischiando il proprio compenso e l’esclusione dal programma.

Vite al limite, la causa della famiglia di Bonner contro alla casa di produzione del programma

La famiglia di Bonner – in particolare la madre, il padre e la sorella – si è affidata all’avvocato texano Tony Buzbee, mentre, al momento, non si conoscono i rappresentanti legali di Megalomedia che seguiranno la causa. I famigliari dell’ex concorrente sostengono che la cifra legata al risarcimento danni dovrà essere di più di un milione di dollari. Sebbene nessuna somma di denaro potrà restituire Bonner ai suoi affetti più cari.

Vite al limite, il suicidio di Bonner
La causa della famiglia di Bonner contro la casa di produzione di Vite al limite (Twitter) – galleriaborghese.it

Tuttavia, come ci tiene a sottolineare la famiglia, la causa non viene portata avanti per un mero interesse economico. Anzi, l’intento principale è quello di colpire l’industria senza scrupoli dei reality show americani. “Vite al limite” è un esempio di quelle trasmissioni in cui la casa di produzione inizialmente investe un budget molto basso ma, dopo la vendita dei diritti ad una grande rete televisiva, diventano capaci di guadagnare un grosso profitto.

Sfortunatamente, molto spesso capita che gli showrunner e i produttori dei reality show lavorino a discapito degli stessi partecipanti. A questo proposito, la famiglia è venuta a conoscenza del fatto che Bonner si era scontrato verbalmente in più occasioni con Megalomedia. Per esempio, la casa di produzione aveva più volte vietato al ragazzo di postare sue fotografie e di aggiornare i suoi profili social durante la registrazione del programma. Ad oggi, né i rappresentanti legali della famiglia né Megalomedia hanno rilasciato alcun commento pubblico in merito alla causa.

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