Successione, conti correnti ed eredità con i fratelli: cambia tutto con la normativa aggiornata

Se un genitore vedovo muore senza fare testamento e lasciando dei conti correnti non cointestati, come possono ripartirsi l’eredità i figli?

Poniamo la situazione di un padre vedovo che viene a mancare senza aver fatto testamento e lasciando conti correnti bancari non cointestati. E poniamo inoltre che gli eredi in linea diretta siano i suoi due figli. In situazioni simili, se l’istituto bancario viene informato del decesso del proprietario del conto (nel nostro caso il papà), allora lo blocca temporaneamente per verificare l’intera consistenza dell’eredità, nonché la sua ripartizione tra gli eredi.

Cos'è l'azione di riduzione e quando occorre esercitarla tra coeredi
Prelievi o versamenti effettuati dal conto del deceduto verso uno solo dei coeredi possono risultare azioni di appropriazione indebita – galleriaborghese.it

Tuttavia, non di rado accade che il decesso non venga comunicato alla banca e che uno dei figli, perché in possesso della carta di debito o di credito o anche del blocchetto degli assegni del padre deceduto, effettui prelievi o versamenti in proprio favore, estromettendo però il fratello. Il quale, a questo punto, cosa deve fare? Rischia di vedersi sottratta indebitamente parte della quota ereditaria a lui spettante?

Ebbene, a seconda dei casi potrebbe trattarsi di una vera e propria appropriazione indebita tra coeredi oppure di spese da sottrarre legittimamente all’asse ereditario: ad esempio, se il figlio avesse prelevato somme dal conto del padre deceduto per coprire le spese funerarie e la sepoltura, essendo queste considerate debiti gravanti sull’intera eredità, non avrebbe sottratto nulla agli altri eredi. Ma in caso invece il figlio abbia prelevato o versato parte dell’eredità a se stesso in modo illegittimo?

L’appropriazione indebita e l’azione di riduzione

Come dicevamo, può capitare che un figlio erede si appropri in modo indebito di parte dell’eredità del genitore vedovo deceduto lasciando l’altro figlio erede (o più d’uno) all’oscuro delle operazioni effettuate. Tuttavia, in casi simili, invece di appellarsi all’articolo 646 del Codice Penale che disciplina la materia dell’appropriazione indebita, solitamente per appianare la controversia l’erede estromesso utilizza lo strumento ordinario definito di azione di riduzione.

Vediamo cos'è l'azione di riduzione e quando occorre esercitarla tra coeredi
L’azione di riduzione può essere esercitata al posto della procedura di appropriazione indebita -galleriaborghese.it

Questa possibilità può essere esercitata entro dieci anni dalla morte del genitore e consiste in un’azione contro il coerede che si presume si sia impossessato di somme o beni di cui poteva godere solo di parziale, non totale, diritto di eredità. Inoltre, nel caso in cui oltre alla sottrazione di somme o beni post mortem abbia anche beneficiato di donazioni quando il padre era ancora in vita, anche queste se opportunamente comprovate potranno essere “ridotte” dalla quota di patrimonio.

Una volta stabilito quindi l’ammontare spettante legittimamente ai coeredi, ecco che si conclude l’azione di riduzione e che l’eredità può essere ripartita. In caso di necessità di approfondimenti, è consigliabile rivolgersi ad un avvocato civilista esperto in eredità e successioni.

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