Pino D’Angiò ci ha lasciato: “Mi era rimasta una corda vocale, me la sono fatta bastare…”

Ritratto del grande cantautore napoletano Pino D’Angiò che ha saputo conquistare il mondo con una canzone – Ma quale idea – grazie alla sua immensa ironia

Si è spento Pino d’Angiò, e scatta l’ultimo applauso per un artista molto atipico, versatile e trasversale capace di raggiungere un successo di massa straordinario negli anni ’80. E di tornare a essere popolarissimo quando nessuno ormai se lo aspettava più.

Pino d'Angiò
Scompare dopo una lunga malattia Pino d’Angiò, aveva 71 anni – Credits ANSA (galleriaborghese.it)

Questa doveva essere la sua estate. Il ritorno a Sanremo con il remix di Ma quale idea, presentata nel corso della serata delle cover insieme ai giovanissimi BNKR44 gli aveva restituito una popolarità immensa, soprattutto al cospetto delle generazioni più giovani che non avevano mai ballato il suo brano negli anni ’80, un autentico tormentone che caratterizzò la sua carriera musicale più di ogni altra cosa.

Pino d’Angiò, la malattia a testa alta

D’Angiò si era goduto la folla del Festival e la curiosità per il suo brano con l’entusiasmo di un ragazzino. Si era dedicato alla promozione, alle interviste tornando nei salotti televisivi per parlare della sua vita artistica. Ma anche di quella personale fatta di sofferenze e di una battaglia durata anni con una malattia che lo ha tormentato e che in modo beffardo gli ha tolto le luci della ribalta sul più bello, proprio quando le aveva riconquistate con pieno merito.

Da molto tempo D’Angiò era in cura per una grave malattia seguita da enormi complicazioni. Prima un tumore alla gola che lo aveva aggredito in modo estremamente violento e che gli aveva tolto la sua tratta più distintiva: la voce. Quindi un sarcoma, poi un secondo tumore. E infine nel pieno delle cure un infarto che lo ha quasi ucciso.

Nonostante anni di terapie non aveva mai rinunciato a esibirsi: anche se delle tre corde vocali che gli garantivano quella voce bassissima e molto teatrale che lo caratterizzavano gliene era rimasta una sola. Aveva 71 anni…

Pino D’Angiò, napoletano, romano d’azione

Era nato a Pompei, e lì tornerà per l’ultimo saluto della sua gente. Ma da anni viveva a Roma dove si era trasferito immediatamente dopo il grande successo del 1980. Pino D’Angiò aveva cominciato a esibirsi giovanissimi. E rispetto al suo cognome originale – all’anagrafe era Giuseppe Chierchia – aveva scelto un nome d’arte vezzoso che comunque contraddistinguesse quelle che erano le sue origini.
A Napoli nei primi tempi di popolarità lo chiamavano ‘il Barone’ per quel suo modo molto dandy e stiloso di presentarsi. E proprio per questo aveva scelto un cognome in qualche modo nobile… “mi chiedono sempre se ho origini nobiliari, a volte dico di no, a volte di sì. Altre chiedo al mio interlocutore… perché non si vede?”

Un lato del suo carattere estremamente popolare e amato. Quello dell’ironia e dell’autoironia.

Il successo di Ma Quale Idea

Voce teatrale e ambizioni da attore. Realizzerà tutto i suoi sogni prendendo parte a progetti importanti sia al cinema che a teatro.

Tuttavia Pino D’Angiò si vede piovere addosso una popolarità immensa proprio mentre la sua carriera artistica segna qualche passo a vuoto e lui, a 28 anni, si trova a dover capire se puntare a una vita sul palco o in sala operatoria. Studiava medicina a Siena e doveva diventare chirurgo.

Pino d'Angiò
Pino d’Angiò all’ultimo Sanremo con i BNKR44 – Credits ANSA (galleriaborghese.it)

In quel periodo impazza il rap. Il giro di basso di Rapper’s Delight della Sugarhill Gang spopola. E D’Angiò, quasi per scherzo si mette a scrivere personalmente il testo di un rap che segue esattamente lo stesso riff musicale. É la cronaca di una delle sue notti in discoteca.

Grande ammiratore di Fred Buscaglione, Pino scrive un testo strafottente e scanzonato in cui descrive una conquista impossibile. Da una parte la sua voce suadente e bassissima, dall’altra un ritornello in falsetto che spesso tornerà in alcune delle sue altre creazioni artistiche. Il brano diventa un successo imprevedibile e dirompente. All’epoca Ma quale idea vende qualcosa come 12 milioni di copie in tutta Europa. In Spagna, dove D’Angiò diventa un’autentica celebrità, resta al primo posto per mesi facendolo diventare un sex symbol.

Il giro di basso ispirato a Rapper’s Delight è originale e non campionato. E a sua volta diventerà un grandissimo successo: campionato in numerosi altri brani che entreranno in classifica, in Europa e all’estero. Autore di quel segmento è Stefano Cerri. Il brano sarà invece arrangiato dal grande Enrico Intra.

Cover e revival

Il brano Ma quale idea entra a far parte di innumerevoli colonne sonore dedicate agli anni 80 e diventa un classico riempipista di qualsiasi estate italiana. Non solo a distanza di una quindicina d’anni arrivano cover, omaggi e versioni inedite: la prima è di Francesco Napoli, la seconda è del gruppo hip hop romano Flaminio Maphia che la ripropone nel 2005.

L’idea dei BNKR44 di riportare in auge la canzone con un arrangiamento completamente diverso si fa strada lo scorso anno poco dopo che il giovanissimo gruppo conquista il suo primo passaggio al Festival di Sanremo.

Pino D’Angiò stava già molto male ma non aveva rinunciato all’idea di collaborare al progetto e quando i BNKR44 gli chiedono di esibirsi con loro all’Ariston la risposta non può che essere un entusiastico sì. Il brano è una delle cose migliori della serata delle cover di Sanremo 2024 e viene rilasciato come singolo entrando in classifica per raggiungere la ventunesima posizione, un risultato brillantissimo considerando che la canzone non faceva nemmeno parte della competizione principale.

Concerto da strapazzo

Dopo il grande successo di Ma quale idea D’angoò continua a comporre divertendosi a diversificare il suo stile tra musica d’autore e dance. Una delle sue canzoni più famose viene interpretata da Mina, l’ironica “Ma chi è quello lì…” in cui la cantante ipotizza una conquista tra i banchi del supermercato.

Pino d'Angiò
D’Angiò era famoso anche come attore e doppiatore – Credits ANSA (galleriaborghese.it)

Tra televisione, teatro e numerose tournee trova il tempo di scrivere e di realizzare un’altra canzone geniale, Concerto da strapazzo in cui sogna di essere circondato da musicisti di fama mondiale per la più grande esibizione di sempre. Anche qui con un ritornello tutto in falsetto.

Il suo brano Age of Love diventa inno delle discoteche di mezza Europa, un esperimento house con numerosissimi remixaggi di DJ estremamente quotati. Più recentemente Okay Okay viene scelto da Amazon come colonna sonora dei suoi spot.

Il suo ultimo concerto è a Jesolo, il 14 giugno.

Attore e doppiatore

Una voce del genere non poteva passare inosservata. Tant’è che dopo l’enorme successo musicale cominciano ad arrivargli anche diverse offerte di doppiaggio. Ma siccome D’Angiò era anche uno splendido ragazzo, sono molte anche le proposte per consentirgli una carriera da attore di alto livello. Recita in alcune commedie. Ma il suo ruolo più famoso è drammatico. Ne Il Camorrista il film d’esordio di Giuseppe Tornatore, recita insieme a Ben Gazzara nei panni di Verzella, un boss.

Famosa la frase con cui si è ripresentato in sala stampa a Sanremo: “Mi è rimasta una sola corda vocale e me la sono fatta bastare grazie ad anni e anni di studio e di allenamento. Ci ho provato e me la sono fatta bastare…”

Lascia la moglie Maria Teresa, sposata all’alba del suo immenso successo, e il figlio Francesco, 33 anni. I funerali si terranno a Pompei.

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