Pensioni negate ai pensionati: allarme per questa procedura INPS | Cosa succede

Migliaia di pensionati si vedono negare le pensioni dall’Inps pur avendo età e contributi richiesti. Vediamo cosa sta succedendo.

Sembra incredibile ma avere 67 anni di età e 20 di contributi può non bastare per andare in pensione. In questo articolo vi spieghiamo cosa sta succedendo e perché tante persone si vedono negare la prestazione.

Pensioni negate dall'Inps
Molte persone si vedono negare la pensione: ecco per quale motivo – galleriaborghese.it

Il mondo delle pensioni ha subito due grandi svolte. La prima è stata il passaggio dal sistema di calcolo retributivo al sistema di calcolo contributivo stabilito dalla riforma Dini nel 1995. La seconda svolta è arrivata, invece, nel 2011 con la riforma dell’ex ministro Elsa Fornero, la quale ha fissato l’età pensionabile a 67 anni con il requisito contributivo minimo di 20.

Entrambe, le riforme sono state attuate per dare un po’ di respiro alle casse dell’Inps e perché, diversamente, tutto il sistema economico sarebbe crollato ben presto. Tuttavia, sommate assieme la riforma Dini e quella Fornero danno vita a problematiche tali per cui un lavoratore rischia di non poter andare mai in pensione.

Pensioni negate dall’Inps: ecco perché

Se pensate che lavorare fino a 67 anni sia troppo, rassegnatevi. Molti non potranno andare in pensione nemmeno dopo aver spento 67 candeline ma dovranno continuare a timbrare il cartellino almeno fino a 71 anni.

Il sistema contributivo puro stabilito dalla riforma di Lamberto Dini nel lontano 1995, ai fini del calcolo dell’importo della pensione, tiene conto solo dei contributi versati durante la carriera lavorativa. Per calcolare l’importo dell’assegno previdenziale con il sistema contributivo puro, bisogna moltiplicare il totale dei contributi con un coefficiente di trasformazione che aumenta con l’aumentare dell’età anagrafica.

Pensioni e riforma Dini
Ecco perché molti non possono andare in pensione – galleriaborghese.it

La riforma Fornero, dal canto suo, ha stabilito che per poter andare in pensione a 67 anni con il requisito contributivo minimo di 20, è necessario aver maturato un assegno pari almeno a 1,5 volte l’importo dell’Assegno sociale. L’importo di quest’ultimo cambia ogni anno in quanto è soggetto a rivalutazione. Per il 2023 l’assegno sociale corrisponde a 503,27 euro.

Questo significa che, per poter andare in pensione a 67 anni nel 2023, è necessario aver maturato un assegno equivalente almeno a 756 euro. Diversamente, si dovrà continuare a lavorare fino a 71 anni. Il problema è che gran parte delle persone ha stipendi bassi e, di conseguenza, anche i contributi versati saranno ridotti. Per questo è difficile, per tantissimi lavoratori, arrivare a 67 anni con un assegno previdenziale sufficiente per andare in pensione.

La riforma Dini era stata pensata nella prospettiva di una continua crescita economica e di stipendi sempre più alti. Così non è stato e la conseguenza è che chi guadagna poco dovrà lavorare di più rispetto a chi guadagna molto. Chi guadagna molto, infatti, potrà anche andare in pensione a soli 64 anni con 20 di contributi se il suo assegno previdenziale è pari almeno a 2,8 volte l’importo dell’Assegno sociale.

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