Guerra degli Agnelli, caccia al tesoro segreto dell’Avvocato: il dettaglio che nessuno aveva notato

Gli Agnelli sono una delle famiglia più influenti al mondo. Come tutti i grandi nuclei familiari nascondono un segreto. 

L’Italia è uno dei Paesi più industrializzati al mondo. Difatti nonostante la crisi economica, risulta essere una delle maggiori potenze industriali. E dunque cos’è un’industria? Un posto inquinato e dove si lavora senza sosta o uno spazio in cui prendono forma le idee degli uomini? La risposta può essere difficile, occorerebbe fare un passo indietro, agli anni 60, per respirare l’atmosfera di gioia e l’aria di cambiamento apportata dal boom economico. E se oggi la felicità è così difficile da raggiungere, all’epoca poteva bastare solo un’automobile.

che fine hanno fatti i quadri degli Agnelli
Il mistero del tesoro degli Agnelli ANSA FOTO Galleriaborghese.it

La famiglia Agnelli è stata per anni la fabbricatrice di sogni, e non solo perché ha dato vita a tante auto. Gli Agnelli hanno creato una rete industriale che ha potuto portare l’Italia ad essere una potenza mondiale. A partire dal secondo dopoguerra furono tanti meridionali che lasciarono il Sud per stabilirsi a Torino, dove la Fiat ti permetteva di vivere dignitosamente.

Gianni Agnelli è stato in primis un amante del bello, e questo è testimoniato dalla sua straordinaria collezione di opere d’arte. Tuttavia il tesoro artistico degli Agnelli sta suscitando non poche polemiche negli ultimi tempi. Che fine ha fatto la collezione dell’Avvocato?

Tesoro di Gianni e Marella Agnelli: dove sono i quadri

Gianni Agnelli è stata una delle figure più emblematiche del nostro tempo. Non solo perchè ha reso grande la Fiat e la Juventus, ma anche è soprattutto per il suo gusto per il bello. Un gusto condiviso con la sua compagna di vita, Marella Caracciolo, discendente da una nobile famiglia napoletana. La Caracciolo non era solo una nobildonna, ma anche e soprattutto una collezionista, una donna votata all’arte.

che fine hanno fatti i quadri degli Agnelli
I coniugi Agnelli- Caracciolo, amanti dell’arte ANSA FOTO Galleriaborghese.it

Un sodalizio fra l’antica aristocrazia e l’alta imprenditoria, in cui in comune c’era la passione per il culto e la rappresentazione della bellezza. Così la coppia ha dato vita ad una delle collezioni (private) più interessanti d’Italia. Monet, De Chirico, Geron, Bacon, capolavori che i coniugi Agnelli- Caracciolo hanno selezionato con cura ed amore nel corso della loro vita. Alla morte dell’Avvocato, l’eredità è passata a sua moglie, deceduta a sua volta nel 2019. Fra il patrimonio del fondatore della Fiat ci sono svariate proprietà immobiliari, e sicuramente anche la collezione pittorica privata.

Tuttavia è qui che la vicenda si tinge di giallo: i dipinti sono scomparsi nel nulla. Le opere che, un tempo, adornavano le mura di Villa Frescot a Torino, Villar Perosa e l’attico di Roma appaiono introvabili. La sparizione delle opere artistiche è diventata oggetto di dibattito nel corso delle ultime settimane. Difatti la puntata di Report del 15 ottobre 2023 ha scelto di affrontare l’argomento.

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I fratelli Elkann al centro del dibattito ANSA FOTO Galleriaborghese.it

Dunque nel 2004, poco dopo la scomparsa del padre, Margherita firma un accordo transattivo sull’eredità paterna ed un patto con la madre nel quale asseriva di rinunciare in futuro al patrimonio. Nel 2019 alla morte di Marella, la figlia entra in possesso dei tre immobili, concessi in comodato d’uso a John Elkann. Dalle proprietà immobiliari, però, mancano beni di grande valore appartenuti all’Avvocato. 

I fratelli Elkann sostengono che Marella e Gianni abbiano volontariamente fatto sparire la pagina 75 del testamento, in cui figurava l’elenco di tali opere. In ogni caso al di là delle dispute familiari sarebbe interessante scoprire dove siano i dipinti. Tali opere, infatti, rappresentano una parte del patrimonio artistico italiano ed è bene che non vadano perdute.

A tal proposito si è espresso Vittorio Sgarbi, il quale ha chiarito alcune questioni molto importanti. Dunque stando alle dichiarazioni del critico d’arte, solo una minima parte della collezione è riconducibile ad autori italiani. Pertanto da parte del Ministero della Cultura non può esserci alcun vincolo se non per quelle opere realizzate da pittori italiani.

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