Cos’è la “regola del 5” usata nella dieta buddhista: per ripulire corpo e mente

L’alimentazione che fa bene al corpo e alla mente, in men che non si dica ci si sentirà rigenerati

La mente è indissolubilmente legata al benessere del corpo. Non si può pensare di stare bene, senza aver ricercato e raggiunto benessere psicofisico.

regola del 5 per il cibo
Cibo, la regola buddhista del 5 -galleriaborghese.it

Si tratta davvero di una regola d’oro che si basa in generale nel mantenere il proprio corpo in salute, attraverso routine che possano davvero concentrarsi su una sana alimentazione, sport e meditazione. Il corpo deve essere la cura per lo spirito, viceversa lo spirito deve essere la cura per il corpo.

Un’interdipendenza da mantenere in perfetto equilibrio. La vita non deve essere frenetica, ma lenta e in grado di concederci la possibilità di avere degli attimi di pace in cui potersi dedicare al corpo e alla mente. Al centro di tutto una sana alimentazione, uno specifico modus operandi che prende il nome di shojin ryori.

Mangiare secondo il metodo shojin ryori

Dire shojin ryori in giapponese significa intendere “cibo per l’elevazione spirituali”, ciò significa che alimentarsi serve a costituire la nostra psiche, a rafforzare il nostro spirito. Un vero e proprio mantra. Buddha stesso non rincorreva il cibo come fattore con finalità mere di saziare. Inoltre, molto importante, era il non sacrificare nessuna creatura semplicemente per il solo doversi cibare. Pertanto in questa alimentazione sono esclusi tutti i cibi di derivazione animale.

 

buddha e il cibo per lo spirito
Cibo, la regola buddhista del 5 -galleriaborghese.it

No carne, no pesce, nulla di derivazione animale. Sì a frutta e verdura. L’orientamento è di tipo vegano e a mangiare, quindi, i frutti che offre spontaneamente la terra ad ogni stagione. La regola del 5 ha anche però altre indicazioni da dover seguire. Innanzitutto bisogna evitare cibi dal gusto pungente come: aglio, cipolla, cipollotto, cipolla cinese, aglio cinese.

Questi possono davvero alterare il gusto delle pietanze. Ad ogni pasto, bisogna mantenere la regola dei 5 colori, utilizzandoli tutti. Ovvero verde, rosso, giallo, bianco e nero. I metodi per la cottura del cibo devono essere i seguenti: alla griglia, bollitura, frittura, cottura a vapore e preparazione cruda. Inoltre, ogni piatto deve avere una combinazione di cinque sapori: “umami” (in giapponese significa “saporito”), amaro, dolce, salato, acido. Infine, la preparazione del cibo deve essere fatta con piacere, trattando gli alimenti con amore e con motivazione. Quindi anche l’occhio vuole la sua parte.

Si tratta di un modo di concepire il cibo come materia prima per lo spirito, solo riuscendo a trattare il cobo come fosse una materia pregiata di cui tener cura – alla stregua di figli – si riesce a capire l’essenza dell’esistenza e soprattutto a trovare equilibro psico-fisico.

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