Galleria Borghese
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Prospettiva (1653) | Francesco Castelli detto il Borromini

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Guida alla Galleria Spada
Vicini, Maria Lucrezia.
Brossura, pp. 96, cm 16,5x23, ill. col.
€ 11,50

Il volume introduce alla visita alla Galleria dove sono conservati dipinti prevalentemente del XVII secolo sculture antiche, arredi e mobili d'epoca.
Percorrendo il cortile del Palazzo dall'ingresso principale, si scorge sul lato sinistro, attraverso l'apertura centrale con cancello di noce, la celebre galleria prospettica, che si spinge al di là del giardino piccolo dei melangoli, restituita alla sua immagine originaria da un recente e laborioso intervento di restauro.
La sensazione di stupore che si prova al primo sguardo. è suscitata dalla profondità illusoria che essa suggerisce, di circa 35 metri, ben diversa da quella reale che è di 8,82 metri. L'effetto ingannevole si basa sulla convergenza dei piani del colonnato che anziché procedere parallelamente confluiscono verso un unico punto di fuga, degradando dall'alto in basso e rimpicciolendosi al fondo, mentre il pavimento in mosaico sale.
Prima ancora che il Principe Clemente Spada (1778-1866) nel 1861, collocasse nella parete di fondo la statuetta del guerriero di epoca romana, ora sostituita da un calco, il senso prospettico veniva ulteriormente accentuato proprio dal fondale dipinto a finta vegetazione.
Realizzata nell'arco di un solo anno, dal 1652 al 1653, dal Borromini, coadiuvato dal Padre agostiniano Giovanni Maria di Bitonto, la galleria testimonia gli interessi che il committente, il cardinale Bernardino Spada, riservava per i giochi prospettici, suggeritori di spazi illimitati inesistenti, e di cui aveva già dato ampia dimostrazione nel 1635, facendo decorare dai quadraturisti bolognesi Agostino Mitelli e Michelangelo Colonna, all'interno del Palazzo, le pareti del salone di Pompeo con prospettive illusionistiche. Del resto, anche la galleria prospettica venne eseguita ad affresco in una prima versione.
Nel 1642 il Cardinale fece dipingere dal pittore Giovanni Battista Magni (Modena, 1592 - Roma, 1674) una veduta prospettica sulla stessa fronte del muro di cinta del giardino segreto ove poi il Borromini aprì quella vera. Frammenti consistenti rinvenuti durante l'ultimo restauro, mostrano colonne dal capitello dorico, le stesse adottate nella costruzione dall'architetto.
La ripresa di un siffatto colonnato, fu suggerita a Bernardino dalla visione di uno scenografico apparato liturgico disegnato dal Borromini per la celebrazione delle Quarantore nella cappella Paolina in Vaticano, e a cui aveva fatto pure riferimento Virgilio Spada nella realizzazione del tabernacolo prospettico nella Basilica di San Paolo Maggiore a Bologna, eseguito non a caso, da Padre Giovanni Maria da Bitonto. Le circostanze favorevoli che indussero Bernardino a convertire la prospettiva ad affresco in una prospettiva reale e a sfondare quindi il prospetto murario, fu la concessione nel 1652 di una striscia di terreno di proprietà della famigli Massari, confinante con il suo giardino.
Il cardinale poteva così mettere in atto uno dei più ingegnosi artifici dell'arte barocca, attribuendogli forse il significato morale dell'inganno dei sensi e dell'illusorietà delle grandezze terrene.
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