Galleria Borghese
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Paolina Borghese (1805-1808) Il soggetto | Antonio Canova

fig.1
fig.2
Paolina (Paulette) Bonaparte (fig. 1), quando viene ritratta da Antonio Canova nelle sembianze di Venere Vincitrice aveva venticinque anni. Era, infatti, nata ad Ajaccio, come ricordano le fonti biografiche, il 20 ottobre 1780, nel giorno di Venere. Il primo matrimonio, con il generale Victor Emmanuel Le Clerc era stato imposto da Napoleone nel 1796. Quattro anni più tardi, Le Clerc era stato nominato governatore della lontana isola di Santo Domingo. Qui giunti nel 1801, Paolina e il consorte erano stati coinvolti nella rivolta degli schiavi e dei negri che travolse la perla delle Antille. Il governatore muore nel 1802 colpito da febbre gialla, e venne riportato in patria da Paolina, con tutti gli onori pubblici riservati agli eroi di Francia (gennaio 1803).
All'apice del trionfo politico - che coincideva con quello di tutti i Bonaparte - mancava solo una conferma sociale, realizzata da lì a poco con un nuovo matrimonio combinato, questa volta unicamente per motivi di convenienza dinastica e diplomatica, con il principe Camillo Borghese (fig. 2) (1775-1832).
Camillo Borghese aveva conosciuto Paolina nel salotto parigino di Giuseppe Bonaparte. Il giovane principe Borghese frequentava spesso Parigi, dopo la caduta della Repubblica Romana (1799). Per i suoi trascorsi giacobini si era guadagnato sicuramente la benevola attenzione del Primo Console, ma si era anche trovato nella necessità di lasciare Roma, al ritorno di Pio VII.
Il matrimonio, fortemente voluto dal futuro Imperatore, viene celebrato prima della scadenza ufficiale del lutto vedoviledi Paolina, con due cerimonie, una civile (agosto 1803) e una religiosa (6 novembre 1803). Tuttavia Camillo e Paolina abitarono insieme nella residenza romana per pochissimo tempo. Il matrimonio "di convenienza diplomatica" non ebbe, infatti, un esito felice e, dopo qualche tempo, la sorella di Napoleone tornò a vivere da sola, per lo più in Francia e lontano dal marito.
La versione finale in marmo della statua viene scolpita negli anni 1805-1808: erano gli anni del massimo splendore mondano di Paolina, Principessa Borghese e, dal 1804, (da quando Napoleone si era incoronato Imperatore a Notre-Dame), Altezza Imperiale.
La scultura della splendida principessa, ritratta come Venere seminuda dal Canova, diventa subito un richiamo irresistibile, per i romani e per gli stranieri. Questa ressa pubblica, in un palazzo principesco, per contemplare la bellezza nuda di una principessa, molto discussa per la spregiudicatezza - dimostrata anche in questa circostanza ("Come! Avete posato così nuda davanti al Canova?" "Ma la stanza era ben riscaldata!") - veniva ben presto a creare un clima di scandalo.
Clima di scandalo, soprattutto negli anni intorno al 1820, risolto, solo in parte, dal principe Camillo che decide di chiudere in cassa la statua, al fine di evitare l'indegno mercato degli ingressi a pagamento, con i compensi in denaro, elargiti ai servitori di Casa Borghese da parte dei visitatori. Ma la decisione di Camillo era dettata anche dalla necessità "politica" di buoni rapporti con la Curia romana, e dal 1823, con il severo papa Leone XII che, per motivi di censura, aveva fatto bruciare tutte le stampe di traduzione con le sculture canoviane di soggetto mitologico, ritenute tutte "indecenti".
Inoltre, la scultura di Paolina, nel mutato clima storico, dopo Waterloo, risultava del tutto decontestualizzata, come immagine e come simbolo.
La Venere vincitrice, infatti, celebrava il fulgore fisico della principessa Borghese e, con lei, il trionfo della famiglia Bonaparte. Come immagine vincitrice risultava lontanissima dalle miserie e dalle sventure che avevano travolto i napoleonidi dal 1812 in poi. La stessa mitica bellezza della donna ritratta aveva conoscuto le offese degli anni, degli affanni, delle malattie.
La scultura era stata creata per il piacere privato di Camillo Borghese, ma, ormai, era megli onon venisse più vista, perchè gli eventi avevano spogliato il ritratto di Paolina da ogni velo simbolico trionfale e restava soltanto la nudità della statua, che poteva anche sembrare "indecente": "Camillo, vorrei pregarvi di farmi un piacere...So che talvolta consentite a qualcuno di vedere la mia statua di marmo. Sarei lieta che questo non accadesse più, perché la nudità della scultura sfiora l'indecenza. E' stata creata per il vostro piacere, ora non è più così, ed è giusto che rimanga nascosta agli sguardi altrui" (da una lettera di Paolina del 22 gennaio 1818 al Principe Borghese).
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