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La tela, la cui autografia è stata a lungo messa in discussione, è tradizionalmente identificata come il ritratto della giovane Beatrice Cenci (1577-1599), tragica protagonista di un caso giudiziario alla fine del Cinquecento sotto il pontificato di Clemente VIII Aldobrandini.
Accusata di essere l'ispiratrice di una congiura familiare che aveva portato alla morte del violento e dissoluto padre Francesco, Beatrice venne condannata dalla giustizia pontificia nonostante il favore popolare.
Fu decapitata nel 1599 davanti a Castel Sant'Angelo, in presenza di una folla sterminata.
Durante uno dei suoi soggiorni romani Guido Reni ne avrebbe eseguito il ritratto postumo, forse nelle vesti di una Sibilla, in atteggiamento mesto e malinconico.
La sua triste vicenda rimase a lungo nell'immaginario collettivo dei romani e non solo, ispirando numerosi scrittori quali Stendhal, Shelley, Dumas, Artaud e Guerrazzi.
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