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Si trovava in origine nella chiesa interna al convento di S. Maria in Campo Marzio, la cui memoria miracolosa ci è stata tramandata da Bombelli, che nel 1792 la riprodusse in una incisione. E' collegabile iconograficamente alla costantinopolitana Vergine Haghiosoritissa, rappresentata cioè nell'atto di intercedere presso il Cristo in favore del genere umano.
La datazione alla metà del XII secolo, proposta da Garrison (1971), è generalmente condivisa per le analogíe stilistiche con la tavola con il Giudizio Universale della Pinacoteca Vaticana.
L'icona, che differisce stilisticamente dalle altre tavole romane di analogo soggetto, è da riferire alla stessa mano del Cristo benedicente proveniente anch'esso dal convento di Campo Marzio ora esposto alla Pinacoteca Vaticana. Entrambe le opere, caratterizzate da un accentuato linearismo di marca bizantina, ma anche da una ricerca monumentale tipicamente romana, mostrano identiche soluzioni negli effetti chiaroscurali, nelle pieghe semplificate dei panneggi, nelle lumeggiature, nell'intonazione bruna del volto non ravvivata da alcuna concessione coloristica e perfino da certe sigle caratteristiche come le pennellate rapide con cui sono definite le pieghe del collo del Cristo o il triangolo scuro che divide le sopracciglia della Vergine.
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