|
|
|
L'opera, eseguita per Zanobi Strozzi, che la fece collocare nella cappella della sua villa di Rovezzano, ha una interessante storia collezionistica: il figlio del committente, monsignor Antonio Bracci, la vendette a Jacopo Salviati nel 1580; successivamente fece parte delle collezioni Colonna e Barberini, e venne infine acquisito dallo Stato nel 1935. Si tratta di uno dei capolavori tardi dell'artista che assorbė negli ultimi anni la lezione michelangiolesca; la tavola č dunque caratterizzata da una resa anatomica monumentale e sicura.
Il dipinto mostra in primo piano la Madonna e il Bambino, accomunati da una tenerezza guizzante che contrasta con l'atteggiamento di profonda meditazione di san Giuseppe, ritratto in disparte. Questa stessa opera č citata dal Vasari nella biografia di Andrea del Sarto, che morė poco dopo di peste nel 1530.
|