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Il dipinto esercita una suggestione profonda per il senso di vitalità che sprigiona.
Lo spazio è attraversato dall'incedere fluido dell'angelo dalle vesti candide, mentre si volge teneramente verso il giovanetto che tiene per mano.
La paffuta e naturale bellezza del fanciullo è esaltata dallo stile vitale e pulsante, pienamente barocco, di Pietro da Cortona.
In secondo piano, si scorge il dettaglio dell'angelo che accompagna l'uomo nell'intero percorso della sua vita. Il paesaggio, in cui si ambienta la scena, mostra in lontananza monti e alberi lussureggianti che conferiscono all'immagine una perfetta sintonia tra l'uomo e la natura.
La luce è quella dell'imbrunire, con bagliori luminosi e nuvole scure. Questo linguaggio, carico di energia e movimento, è tipico dello stile maturo di Pietro da Cortona.
Del dipinto, recentemente riassegnato all'artista, si conosce uno studio preparatorio nelle collezioni reali inglesi.
È stato eseguito nel 1656 per papa Alessandro VII, il senese Fabio Chigi, insieme ad un pendant con San Michele Arcangelo. Rimase nella raccolta Chigi fino al 1918, quando il palazzo con la sua collezione venne acquisito dallo Stato.
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